Requiem for two

(Read below the last paragraph for English translation)
Il mio fidanzato ed io siamo appassionati di gioco di ruolo dal vivo. In effetti, ci siamo conosciuti grazie ad una giocata live di Vampire: The Requiem, ed è proprio per i nostri due personaggi che ho progettato questi costumi. Il mio è la progenie di Cristina Belgiojoso Trivulzio, quello di Andrea, invece, fa parte dell’illustre famiglia romana dei Barberini. L’eleganza spartana e moderata, fredda e accademica, contro il gusto per lo sfarzo portato all’eccesso.  Come giustificare la scelta di due abiti “gemelli” nell’ambito del gioco di ruolo, per due personaggi tanto diversi?
Entrambi fanno parte della stessa fazione, quella dell’Inquisizione; nello specifico, la Trivulzio è stata la prima allieva del Quaesitor Barberini, e fra loro c’è un legame profondo. Il sontuoso abito bianco che lei porta le è stato donato da lui: apparteneva al suo progenitore, Astolfo Barberini, che nutriva una forte passione per la Dama Bianca (un personaggio del setting) ed aveva commissionato la riproduzione di un suo vestito. Diversamente, una personalità rigida e castigata come la Trivulzio avrebbe potuto indossare un simile “lampadario”…

♠ 1867 femminile 

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Per il costume femminile, ho deciso di rispolverare un abito ispirato alla foggia del 1860 che cucii anni fa, quando ancora avevo
pochissime nozioni di confezione e storia del costume, e di rinnovarlo in chiave più filologica (potete vedere le foto del vecchio modello nel mio portfolio e nell’articolo “Masked Ball”). La mia bibliografia di riferimento è stata The cut of women’s clothes di Nora Waugh, un libro che consiglio a chiunque sia interessato alla confezione di costumi d’epoca.

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Il periodo a cui ho scelto di ispirarmi è il 1867, quando la forma della gonna assunse una forma meno rotonda, più ellittica e
voluminosa nel centro-dietro, preludendo al sellino o tournure. Perciò, per creare la struttura ho unito una crinolina che avevo acquistato ad un sellino da me confezionato, aggiungendo un crespo di crine sintetico (non presente nella foto); prendendo spunto da un’immagine trovata in un blog analogo al mio. Le puriste storceranno il naso, non essendo questo il metodo più storicamente corretto di realizzare una cage crinoline; tuttavia, essendo ancora una sarta alle prime armi, ho deciso di adottare questo metodo, che – oltre a semplificarmi molto il lavoro – mi avrebbe permesso di riutilizzare il sellino per creazioni future.

Foto0421 - Copia

Le parti più difficili nella realizzazione del corpetto sono state, senza dubbio, la rifinitura squadrata dei fianchetti posteriori (che ha richiesto una cucitura manuale) e le maniche. Avevo deciso di non arricciare il giro della manica per ottenere lo sbuffo, bensì di
renderla più elegante e in armonia con la gonna realizzando delle pieghe a cannoncino, pieghe che ho dovuto fare e rifare più e più volte, prima di ottenere un effetto che mi soddisfacesse e che facesse cadere la manica nel modo migliore. Per dare più volume allo sbuffo, inoltre, ho confezionato una struttura di taffetà e tulle, che ho poi cucito all’interno dell’elemento.

Foto0468 - Copia (2)

La gonna è composta di due materiali diversi: per i teli davanti (NB: il fatto che siano tre e non uno è stata una mia personale e libera
P1060408 interpretazione, non sono al corrente dell’esistenza di questo taglio nel 1867) ho usato un rasatello di cotone; per i restanti, lo stesso damasco di cotone da cui ho ricavato il corpetto.

Giunto il momento di decorare l’abito, non avevo dubbi: la scelta sarebbe ricaduta sulla tonalità più a contrasto esistente: il nero. Pur essendo una fervente religiosa ed un’inflessibile inquisitrice, la Trivulzio non è sprovvista di zone d’ombra, macchie del passato che la perseguitano come il sangue sulle mani di Lady Macbeth, e che non esitano a spiccare sul candore del vestito.
Ho ricavato una berta da un pizzo ricamato a rose, su cui ho cucito delle perline bianche e a cui ho giustapposto, nel centro-davanti, un’applique floreale. Su quest’ultima ho cucito altre perline, insieme ad una rosellina bianca. Il nero non manca nemmeno nella gonna, rappresentato dai nastri cuciti alle due balze, dalle ruches a cannoncino di damasco e dalle rose che le incorniciano (realizzate manualmente, allo stesso modo di quella bianca).

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♠ 1780 maschile ♠ 

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Il costume maschile è la rivisitazione di un’inquartata del 1780. Il taglio storico è stato modificato, aggiungendo un paramano (rarissimo nella giacca maschile dopo il 1730), allungando la giacca fino all’altezza del polpaccio e, infine, alzando il collo rigido e conferendo ad esso una forma appuntita.

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Questa è stata la prima giacca maschile che
ho realizzato e, come ben potete immaginare, non è stata un’impresa semplice. Per dare corpo e rigidità al capospalla, l’ho doppiato con del crine sintetico (un metodo che avevo appreso studiando la riproduzione di un’altra inquartata), ma è stato particolarmente ostico gestirlo nelle giunture, soprattutto perché, data la natura del materiale, sono stata costretta ad usare soltanto cuciture all’inglese. Questo ha fatto sì che le code della giacca risultassero un po’ spigolose, un dettaglio che, fortunatamente, Andrea ha apprezzato e trovato in tono con il personaggio; tuttavia, da ora in poi scarterò quel tessuto per lavori di questo tipo.
La fodera, ricavata dallo stesso cartamodello della giacca, è stata ribattuta completamente a mano sul rovescio, e inserita nella cucitura del collo.
Per quanto riguarda la decorazione, ho ripreso il contrasto bianco/nero e ho giocato molto sul tema delle roP1060272se, il simbolo del Clan a cui i Barberini appartengono. Ci sono rose sul collo, incastonate tra le volute di pizzo nero e nella croce ugonotta al centro; sul paramano, cucite a mo’ di gemelli; infine, ci sono rose sul velluto stampato che ho
utilizzato per i dettagli a contrasto. Si tratta di un velluto che Andrea e io abbiamo reperito, per pura casualità, in un vecchio negozio di tessuti a Orta (NO-VCO). Ne rimaneva un metraggio esiguo, ma sufficiente per le nostre necessità. Sulla cimosa era scritto in caratteri dorati “Made in West Germany”, dettaglio che può retrodatarla di 26 anni almeno; inoltre, bruciandone un pezzetto, ha prodotto residui cinerei e un deciso odore di carta bruciata: ciò implica che sia naturale al 100% (nello specifico, cotone). L’idea di utilizzare del velluto, utilizzandone soltanto le rose stampate, per foderare dei bottoni e una coppia di paramano è un’ostentazione di lusso che p10602621poche Famiglie di Dannati possono permettersi.

Una delle parti che preferisco, nel mio lavoro, è quella di dare un’anima alle mie creazioni. Mi piace scavare a fondo nello spirito di un personaggio, provare a indovinare in che modo farebbe trasparire la sua profonda essenza attraverso ogni fibra del tessuto, curando ogni dettaglio. Spero di essere riuscita a trasmettere ciò che desideravo: per me, il gioco di ruolo è anche questo.

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Crediti ph: Ilaria Poli

♠ English Translation ♠

My boyfriend and I are fond of live action role-playing game. In fact, we met thanks to a live session of “Vampire: The Requiem”, and it is for our two characters that I designed these costumes: mine is the offspring of Cristina Belgiojoso Trivulzio; Andrea’s one, on the other hand, is part of the illustrious Roman Barberini family. The Spartan and moderate elegance, cold and academic, against the taste for pomp carried to excess. How to justify the choice of two “twins” outfits in the context of the role-playing game, for such as distant from each other characters?

Both are part of the same faction, the Inquisition; specifically, Trivulzio was the first student of Quaesitor (the old latin word for Inquisitor) Barberini, and there is a deep bond between them. The sumptuous white dress that she brings was donated by him and it belonged to his ancestor, Astolfo Barberini, who had a passion so strong for the White Lady (a character of the setting) that  he  commissioned the reproduction of one of her dresses. Otherwise, a rigid and abstemious personality as Trivulzio could never wear such a “chandelier”…

♠ Lady, 1867 ♠

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For my own costume, I decided to dust off a dress, inspired by the fashion of 1860, that I sewed years ago, back when I had very little knowledge of the history of costume and tailoring, and to renew it in a more philological interpretation (you can see pictures of the old model in my portfolio and in the article “Masked Ball”). The bibliography I referred to was The cut of women ‘s clothes by Nora Waugh, a book that I honestly recommend to anyone interested in the making of costumes.Foto0500

The period I picked is 1867, when the shape of the skirt took on a nearly round, elliptical and more voluminous in the center – back, a prelude to the bustle or tournure. Therefore , to create the structure, I joined a crinoline that I had bought to a bustle made by myself, adding a pleated element in synthetic horsehair (which is not in the photo)to give more puff; taking inspiration from a model I saw in another blog. Purists may turn up their nose, as this isn’t clearly the most historically correct way to build cage crinolines; however , being still a novice seamstress , I decided to take this approach , which – in addition to ease a great deal of work – would have allowed me to reuse the bustle for future creations.

The most difficult parts in the realization of the bodice were,Foto0421 - Copia no doubt, the square-shaped finishing of the rear side panels (which required a manual sewing) and the  sleeves. I had decided not to curl around the sleeve to get the puff, but to make it more elegant and in harmony with the skirt working on box pleats, a kind of folds I had to do  over and over again before reaching an effect that satisfied me. To give more volume to the puff, also, I built a structure of taffeta and tulle, which I then sewed within the element.

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The skirt is made of two different materials: for the lengths in front (N.B.: the fact that the lengths are three and not just one was my P1060408personal and free interpretation, I’m not aware of the existence of this cut in 1860) I used a sateen of cotton; for the rest, I opted for the same damask cotton from which I got the bodice.

When it came time to decorate the dress, I had no doubt that the choice would fall on the most contrasted shade: black. Despite being a fervent religious and inflexible inquisitor, Trivulzio is not devoid of shadows, blemishes of the past that haunt like the blood on the hands of Lady Macbeth, and who do not hesitate to stand out against the candour of her dress .

I made a bertha with lace embroidered with roses, on which I sewed white beads and I juxtaposed, in the center – front, a floral applique. Then, on this last part, I sewed on other beads, along with a little white rose. The black doesn’t miss on the skirt too, represented by ribbons sewn to the two flounces, by the damask ruffles and by the roses that frames them (handmade, the same way as the white one).p10603921

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♠ Gentleman, 1780 

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Andrea’s costume is a free interpretation of a 1780 coat.
Foto0491Foto0469The historical approach has been modified by adding a hand guard (who was rare in men’s jackets after 1730), lengthening the jacket down to calf-height and, finally, making the neck higher and giving a pointed shape to it.

This was the first gentleman’s jacket that I made and, as you can imagine, was not a simple undertaking. In order to give shape and rigidity to the coat, I flat-lined it with synthetic horsehair (a method that I learned studying the reproduction of another coat of the same period): it was particularly difficult to handle it in the joints, especially since, given the type of the material, I was forced to use only French seams. The results of the process made the tails of his coat a bit edgy, a detail that, fortunately, Andrea liked and found suitable for his character; however, from now on I shall dismiss that kind of fabric for these kinds of clothes.P1060272
The lining, made from the same pattern of the jacket, was stitched by hand on the reverse, and inserted in the neck seam.
When I had to decorate it, I took back the black/white contrast and I played a lot on the theme of roses, the symbol of the Clan to which Barberini belongs. There are roses on the neck, set among the plumes of black lace and the Huguenot cross in the center; on the hand guard, sewn as they were cufflinks; finally, on the printed velvet that I used for details on contrast. The velvet I used was found, by odd chance, in an old fabric store in Orta (Piedmont): there was barely one meter left, but it could fulfill our needs. On its selvage was written, in golden letters, “Made in West Germany”, detail that can date it 26 years back at least; moreover, by burning a piece of it, it burnt p10602621to cinder and spread a strong smell of burnt paper, which implies that it was 100% cotton. The idea of ​​using velvet only for the printed roses, on the line of buttons and on the pair of hand guard, is a sign of ostentatious luxury that few Families of Vampires could afford.

One of my main goals, in my job, is to fill my creations with a soul. I love digging deeper and deeper in one character’s spirit, and guess how could he make his true essence shine through the fabric, curating every little detail. I hope I succeeded in communicating what I wished: to me, even this is role play.             IMG_4039

Ph. credits: Ilaria Poli

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