Gone with the Seams – Ritorno a Tara

Read below the last paragraph for English translation

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Crediti: Yvonne Vionnet Visual artist

“Se state combattendo, smettete di combattere! Se state marciando, smettete di marciare! Tornate da me… Tornate da me… Questo vi chiedo. Tornate da me, tornate da me.”
[Ada Monroe, Ritorno a Cold Mountain]

C’erano una volta, tre damigelle che si avviavano baldanzose verso la Villa Reale, portando con sé tre cestini pieni di tazze da tè e leccornie…”

Potrebbe essere l’incipit di una favola, oppure di un romanzo della metà del 1800. Invece, è quello che abbiamo vissuto due mie amiche ed io un pomeriggio di fine estate. È il sogno d’altri tempi che ha creato l’associazione italiana Old Souls, nella sesta edizione del suo annuale Picnic Vittoriano: “Ritorno a Tara”. Era da qualche anno che osservavo questi eventi con interesse, ma senza avervi mai partecipato: in parte, per l’occorrere di impegni universitari e lavorativi; in parte perché, nonostante avessi partecipato più volte a kermesse in costume, non mi sentivo abbastanza disinvolta per realizzare un abito d’epoca complesso, da indossare ad un evento rievocativo.evento

Questa volta non avrei avuto scuse, e mi sono detta: “Proviamo.”

Per realizzare un abito 1865 filologicamente storico, avevo bisogno dei modelli e dei tessuti appropriati. Devo confessare che la ricerca di entrambi è stata una parte impegnativa quasi quanto la realizzazione.

Blog (2)

Fig. 1

Non volendo optare per una tinta unita, ho passato delle ore su Pinterest cercando abiti originali, fotografie e ritratti dell’epoca, per individuare una gamma più vasta possibile di texture a fiori in voga nel 1865.
Dopo un’accurata ricerca, e grazie anche al supporto del mio ragazzo (ossessionato dai dettagli quanto me), ho trovato una meravigliosa batista di cotone color crema, decorata con una stampa di piccole rose azzurre.

Il modello a cui mi sono ispirata era un abito da giorno del 1864-65, proveniente dall’area del Massachussets (fig. 1).
Una linea semplice, con un cinturino ed un’abbottonatura posticcia a contrasto sopra la chiusura a ganci. Unico sfizio, una gonna voluminosa con pieghe a cannoncino, presa in prestito da un altro modello (fig. 2).

Blog (3)

Fig. 2

Il mio adorato “The Cut of Women’s Clothes” di Nora Waughn stavolta non è stato sufficiente, ed ho dovuto studiare ogni singolo emendamento da apportare al modello per avvicinarlo a quello desiderato: dalla forma delle maniche (foderate di taffeta per conferire il volume giusto), a quella della vita; dai punti esatti in cui inserire le stecche del bustino, al merletto adatto alla scollatura e alla sua tintura nella camomilla. Ho dovuto aggiungere due teli in più alla gonna, per farla cadere bene sulla crinolina, e ho impiegato quasi sei ore di tentativi per montare le pieghe in una maniera che mi soddisfacesse. Anche il mio fisico, decisamente diverso da quello delle donne dell’epoca, ha contribuito a complicarmi il lavoro.

Nel momento in cui ho messo piede nei giardini della Villa Reale di Monza, tutti gli sforzi protratti fino alla sera precedente non solo sono svaniti, ma sono stati ampiamente ricompensati. Dopo aver varcato quella soglia con Giulia e Mariachiara, tutte e tre in abito d’epoca, abbiamo visto aprirsi davanti a noi un meraviglioso giardino puntellato di tante campanelle colorate che camminavano avanti e indietro fra gli alberi e le tovaglie da picnic.

Blog (4)

Creiti: Sara Zizza (zeropuntosedici ph.)

*English Translation *

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Credits: Yvonne Vionnet Visual artist

“If you are fighting, stop fighting. If you are marching, stop marching. Come back to me. Come back to me is my request.”
[Ada Monroe, Cold Mountain]

Once upon a time, there were three damsels walking jauntily towards the Royal Villa, bringing three baskets full of teacups and delicacies…

It looks like the beginning of a fairy tale, or of a mid-19th Century novel. Instead, it is what two friends of mine and me experienced on a late summer afternoon. It was the timeless dream created by the Italian association “Old Souls”, on the sixth edition of their Victorian Picnic: “Ritorno a Tara” (in English: “Back to Tara”). I had been looking at these kermises with interest for years, but I had never taken part in them: partially, due to University and work deadlines; partially, because despite I used to participate to many events in costume, I didn’t feel good enough to create a difficult period dress which supposed to be worn on a reenactment occasion.evento

That time I had no excuses, and I told myself: “Come on, let’s try.”

To make a proper 1865 period gown, I needed suitable patterns and fabric. I must confess that researching them was almost as demanding as the making of the dress.

Blog (2)

picture 1

Since I didn’t want a plain colour, I spent hours and hours on Pinterest, searching for real Victorian gowns, photos and paintings, in order to get an array as vast as possible of flowery textures which were fashionable in those years.
After a careful research, and thanks to my boyfriend too (who is as obsessed by details as me), I found a beautiful cream cotton batiste, printed with little light blue roses.

The model from which I took inspiration was a 1864-65 day dress from Massachussets area (picture 1).

A simple one, with a hooks and eyes closure, a band on the waist and decorative buttons, whose blue elements matched the roses and contrasted the prevailing cream shade. The only fancy, a wide skirt with box pleats, borrowed from another model (picture 2).

Blog (3)

picture 2

My beloved Nora Waughn’s “The Cut of Women’s Clothes” this time wasn’t enough, so I had to study every single alteration I must produce to make it fully historical: from the shape of the sleeves (which were lined with taffeta to get the proper volume), to the one of the waist; from the position of whalebones, to the lace who suited the high neckline and its dyeing with chamomile. I also had to add one lenght more to the skirt, to make it hang properly on the crinoline, and I took almost 6 hours to make the pleats in a way that pleased me. Even my very body, which is deeply different from the ones Victorian ladies had, contributed to make the tailoring more difficult.

When I stepped into the garden of the Royal Villa in Monza (near Milan), all the efforts I had carried until the evening before not only disappeared, but were largely refunded. After I had passed beyond the threshold with my friends Giulia and Mariachiara, the three of us in period dresses, we saw a marvelous green meadow with many coloured bells upon, who moved through the high trees and the picnic towels.

Blog (4)

Credits: Sara Zizza (zeropuntosedici ph.)

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